domenica 9 dicembre 2012

Telefon Tel Aviv


Un motivo orientale risuona nella mia mente nell'istante in cui prendo coscienza del mio ennesimo tentativo fallito di riprendere sonno.L'ondes martinot si tramuta allora in una stridula eco di sottofondo che quasi pare l'urlo straziante di una donna.A seguire tutta la metamorfosi degli strumenti a fiato:allora i flauti s'intrecciano indissolubilmente ai clarinetti e un nodo mi giunge alla gola;tamburi che alla mia mente appaiono mortai e suoni d'oboe che,se riascoltati con attenzione,sembrano allora sirene d'allarme.Forse ho paura di non riuscire mai più ad ascoltare alcun suono,né di riuscire a sopportarne il vago ricordo.
Forse cadrà una bomba sulla città:stanotte,o domani.E' solo questione di attimi,mentre vedo dei bambini che corrono via,dietro a grossi cumuli di macerie.Corro anch'io:li seguo dapprima divertito,eppure non capisco questo mio sentimento così fuori luogo,provato in un luogo di tale desolazione.Non riesco bene a capire dove sono,ma forse anch'io ho paura e non lo do molto a vedere per via del carattere.Assad mi chiama per nome e mi dice di seguirlo,ma anche di fare in fretta:non capisco come fa a riconoscermi eppure lo seguo,convinto che mi porterà via di qui.Non riesco più a vedere la sua veste bianca nonostante sia una notte di luna piena,ma sento bene lo sfregarsi ritmico dei suoi sandali contro i resti delle macerie sgretolate a terra impastate con granuli di sabbia e cocci d'ogni sorta,e dalla cadenza sembra che stia correndo anche lui.Non lo vedo:non vedo più e mi assalgono l'angoscia e il timore d'essermi perso.Comincio anch'io a correre:mi muovo alla cieca,scatto in avanti dove il rumore sembra farsi più forte e poi torno indietro,titubante e incerto,com'ero sempre stato.Non riesco a distinguere più nulla ed anche i suoni che sembravano più aggressivi e forti ora mi giungono solo come delle eco lontane.Non riesco neppure più a sentire i miei passi che pochi secondi fa rimbombavano come tonfi,tanto che addirittura ora mi sembra di camminare su qualcosa di morbido:una soffice gomma,non saprei come meglio descrivervela.Mi guardo nuovamente intorno anche se ormai non riesco che a scorgere qualche luce fioca che a tratti s'interrompe,e allora forse capisco che si è fulminato un lampione o è un'altra esplosione,ma in fondo poco importa,perché quello che non sai non può in alcun modo farti del male.Eppure qualcosa sta cambiando in me:capisco che qualcosa non sta andando come dovrebbe andare.Lo avverto dagli odori che la mia natura mi consente ancora di percepire,così come dal tatto:la mia mano sfiora quasi involontariamente una coscia e si bagna:un odore come quello non l'avevo mai sentito:era sangue,il mio sangue.Non capii bene come avevo fatto allora ad arrivare fin là senza essermene accorto:se avessi avuto gli occhi per vedere immagino avrei visto la mia gamba sanguinante,e qualcosa che doveva essere forse un ramo dell'arteria femorale pulsare vivo.Pensai allora per un istante a quanto c'è di prezioso nella vita:non nella mia vita,che in quel momento era appesa a un filo,ma nella vita stessa.Tante cose mi passarono per la mente in quei minuti che parvero ore,o forse si trattò solamente di attimi,come la convinzione che ormai ero spacciato e che Assad mi aveva abbandonato:non avrebbe potuto fare altrimenti perché avrei rallentato la sua fuga e anche quella degli altri:non ricordo di preciso quanti fossimo,ma in ogni caso non avrei potuto escludere che avessero colpito anche lui e che anche lui in questo momento fosse in una situazione identica alla mia o chissà,forse anche peggio.Allora provai un forte senso di colpa al solo pensiero di tutto questo,perché un amico,un essere umano,non si abbandona mai,nemmeno in guerra,soprattutto se ha bisogno di aiuto.Il pensiero che Assad potesse essere rimasto ferito e che avrebbe potuto avere bisogno di un mio aiuto mi diede alllora nuove forze che mai avrei creduto di possedere.Così mi risvegliai da quel torpore che capivo essere dovuto all'enorme perdita di sangue.Mi strappai di dosso la veste bianca,pura,che copriva il mio corpo,e la allacciai come meglio riuscii attorno alla coscia,più fiducioso che sicuro che avrebbe funzionato,o che quantomeno mi avrebbe fatto guadagnare ancora del tempo,tempo che definire prezioso sarebbe stato troppo poco.Mi toccai in volto per sollevarmi i capelli,scuri come la notte in quel momento,ma non sentii la mano che li sfiorava.Tentai diverse volte,imitando nuovamente il gesto:inutile dire che anche tutto questo si rivelò fallimentare.Provai a darmi uno schiaffo per vedere se sentivo dolore,ma per quanto potessero essere poche le forze e per quanta adrenalina avessi in corpo,o forse per qualcosa che in quel momento mi sfuggiva e che tutt'ora non riesco ad afferrare,non sentii nulla.Avevo perso così anche il tatto.Provai un enorme senso di vuoto e disperazione:per me,per Assad,per la mia terra sfigurata dalla guerra,per tutte le terre,e i mari,e i cieli che subiscono i supplizi e le insensate collere dell'uomo.Provai rabbia e disperazione allo stesso tempo:avrei giurato di aver sentito delle lacrime scendere dai miei occhi,percorrere i solchi del mio viso scavati dalla fame e dalla povertà e giungere fino alle mie labbra inumidendole per un attimo.Potrei giurare ora,qui,davanti a tutti voi,di aver sentito il sapore di quelle lacrime:un sapore amaro,di rassegnazione,un sapore doloroso.Pensai in quel momento che molto probabilmente sarebbe stato l'ultimo sapore che avrei mai sentito in questa vita,e provai allora un'immensa malinconia:una malinconia mista ai rimpianti e alla sfortuna di essere nato nel posto sbagliato nel momento sbagliato.Forse andò proprio così,ma non ricordo bene.
Ora sono qui,in questo caldo letto d'ospedale,e voi tutti mi state attorno,tutti accanto:mi togliete il respiro e mi assillate con le vostre domande stupide,i vostri microfoni.Volete sapere chi sono,della mia storia,mi domandate del mio popolo che soffre ma tu,umanità che tutto sa e tutto pensa ed ogni cosa giudica e condanna,te ne stai qui a guardare e ad aspettare come un gelido giocatore di scacchi che qualcuno faccia la prossima mossa,oppure che a qualcun altro tocchi in sorte quello che è toccato a me.Volete davvero sapere,così come mi avete domandato dall'alto della vostra ridicola e sadica curiosità,cos'è che davvero mi ha tolto la guerra e che mi manca più d'ogni altra cosa al mondo.Vorrete forse sentire risposte come la pace e la serenità,la famiglia,la mia casa,i miei sogni e il mio futuro,i miei fratelli ed i miei amici,Assad,i miei amori,la mia fede in Dio e tutto ciò che c'è su questa bella terra,ma io non vi dirò questo.
La guerra mi ha strappato via,uno ad uno,tutti i sensi.

venerdì 6 luglio 2012

Elenco delle cose che non sapevo di Veronica

Aveva molte più scarpe di quanto non avessi capito
Portava un laccio blu sulla caviglia destra,o forse era su quella sinistra
Faceva sempre finta di essere interessata a tutto,o forse lo era sul serio
Era convinta di aver perso dei capelli arricciandoli intorno alle dita,ma non me ne sono mai accorto
Continuava a dirmi quello che dovevo fare
Forse non metteva più quello smalto blu che tanto odiavo
Riusciva ancora,ma non so come,a farmi camminare più di quanto volessi
Fumava ancora,e ancora a volte mi chiedo perché le sue sigarette girate a mano fossero così sottili
Aveva tolto tutti quegli anelli che aveva alle dita,ma forse erano solo un paio e io ne vedevo di più
Lavorava ogni estate in un corso di vela,ma non ricordo dove
Aveva fumato dell'erba con degli svizzeri ad Alexanderplatz
Nella sua borsa c'era sempre un libro che secondo me non aveva mai letto
Non aveva ancora le idee chiare riguardo ai condensatori e ignorava cosa fosse la capacità di un conduttore
Aveva imparato Heidegger durante un'interurbana
Aveva anche lasciato qualcuno per telefono,ma stavolta non ero curioso di sapere chi fosse
Forse mi lasciava parlare troppo,ed è per questo che non mi viene in mente nient'altro altro

Ho finalmente capito cosa mi infastidiva di lei:si preoccupava sempre di proteggere sé stessa.
Insomma,evitava cose come discorsi seri o conversazioni che avrebbero potuto prendere deviazioni scomode.
E non ho mai sentito nessuno lamentarsi di lei,e immagino fosse perché era amica di tutti.

Figuriamoci,non sarà certo la fine del mondo,solo che sono rimasto un po' deluso dallo scoprire chi fosse veramente.

Ma forse un po' di bene gliene voglio ancora.Anche perché quando mi ha abbracciato voglio credere che lo ha fatto perché sapeva che non mi sarebbe dispiaciuto,e che soprattutto un abbraccio io non glielo avrei mai dato.


Forse il perché di questo è da ricercarsi in cose come 'sono fatto così' e 'nella mia famiglia ci si abbraccia solo quando muore qualcuno'.

mercoledì 27 giugno 2012

Considerazione del cazzo(con un fondo di verità)

Non ci posso far nulla,è un fatto della vita,un fatto della mia vita.


Scrivo bene solo quando ho bevuto.


p.s. Se rinasco vado a scuola ubriaco già dalla mattina

Over the Pond


Chi fa successo nella vita spesso tende a compensare le proprie nevrosi giovanili circondandosi in maniera ossessiva di tutte quelle cose mai avute per auto-convincersi di possederle e dominarle,anche se in realtà si rimane per essere posseduti da queste.L'unica differenza forse è che prima queste cose non le avevi e te le immaginavi meglio di quello che sono effettivamente;poi ti trovi una nuova ossessione e ti spacchi in quattro per raggiungerla e la cosa si ripete.A volte la cosa si ripete all'infinito e ci si ritrova senza cuore,senz'anima e,cosa che non sottovaluterei,senza salute e si crepa in compagnia di quelle stesse ossessioni che ti hanno portato sul letto di morte(le ossessioni possono essere temporanee o permanenti ma rimangono pur sempre ossessioni e ti porteranno solo in un posto che è quello là).Altre volte invece con un ragionamento del genere si può rischiare di perdere gli stimoli e le ossessioni,che però non si rivela essere una gran cosa anche se in apparenza potrebbe sembrare così.Allora in quel caso cammini senza meta in attesa di qualcosa,e credetemi che per voi a quel punto basterebbe qualsiasi cosa,che ti intrappoli di nuovo e che diventi per te una nuova ossessione.
L'uomo vive di ossessioni:le ossessioni sono l'unica ragione di vita per l'essere umano e lo accompagnano fino alla fine dando significato al segmento,più o meno lungo,che dobbiamo tutti quanti percorrere:siamo costantemente in tensione verso qualcos'altro,qualcosa di nuovo,che è sempre quello che vogliamo ma mai quello che abbiamo voluto.Certo,è vero,adesso viviamo nell'era dell'"uomomediosconosciutochefailsuodoveremachenoncambieràuncazzo" e a molti di noi,è matematico,tocca questa sorte.Per carità,io non sono nessuno per permettermi di parlare,ma alla fine se ci pensate bene è innegabile che una delle tante ossessioni di fondo che tutti noi abbiamo è quella di colorare quel breve segmento per metterlo in risalto su tutti gli altri,tutto qui.

How To Disappear Completely


In mezzo alla gente c'è un uomo che cammina barcollante ancora sotto effetto di qualcosa e ogni tanto si scontra con i passanti che,giratisi verso di lui,prendono a guardarlo con sdegno.In fondo puzza un po' tutto di merda là fuori e prima o poi ognuno finisce per rimanere incastrato nella prigione della propria mente:stessa merda,se non per il fatto che se sei tu a farla forse riesci a sopportarne meglio la puzza.E non importa molto alla fine se gli altri quest'uno lo criticano o non lo vedono di buon occhio perché lui pensa che anche gli altri sono come lui.La gente si aggrappa disperatamente a tutto quello che la fa star bene o gli da un apparente ed immediato,per quanto fallace,senso di benessere ed armonia con tutto.Ma la gente non capisce:è pieno di teste di cazzo.La gente si aggrappa veramente a tutto.C'è il lavoro,la famiglia,i bambini,la scuola,il mutuo,le tasse da pagare,la palestra,gli autobus,omogeneizzati,pasta al pesto,contratti di lavoro,vacanze,scopate.Ti crei tanti progetti quando sei piccolo e pensi di essere unico e diverso da tutti gli altri(come la pensa ognuno riguardo a sé stesso alla fine),che quella fine tu non la farai mai,e proprio mentre passeggi per quella strada tenendo tua figlia stretta per mano per non fartela scappare allora vedi quell'uomo che barcolla,e che fai?Questo è quello che fai:fai finta di niente oppure lo guardi con odio e sdegno e spieghi a tua figlia che quello non si fa,che lei è una principessa,che il mondo è meraviglioso e che le persone buone riescono sempre a combinare qualcosa prima o poi,non come quello.Così non ti accorgi che quello stronzo che tu pensavi non avesse capito un cazzo forse era arrivato prima di te al traguardo finale.Ed è così che ti prendi per il culo ogni singolo giorno della tua vita di merda.Ma prima o poi ti arriva,e fidati che arriva per davvero,quel giorno che non ce la fai più a trattenerti neanche per un secondo e finisci per pisciare nello stesso cesso che aveva usato lo stesso barbone che tempo fa vedesti barcollare fatto e ubriaco in mezzo alla gente buona e normale.Chi l'avrebbe mai detto?Le cose stanno così,che la cosa ti piaccia o no.Alla fine è solo questione di tempo e a forza di cagarci sopra il mondo diventerà un'unica enorme latrina.

Quando da 'piccolo' volevo fare Bukowski


Esprimiamo attraverso un lessico ovvio e volutamente complesso sensazioni complicate che non possono essere ingabbiate in celle linguistiche e grammaticali.Poesia non è logica o lo è nella misura in cui ognuno ne crea una dalla completa illogicità e freddezza delle parole.Se io scrivo caldo voi lo sentite?Se scrivo triste percepite la tristezza di chi scrive?No.La percepite nella misura in cui voi vi mettete in relazione con queste parole:non esistono parole più forti e più impressionanti di altre,ci sono solo persone più o meno fragili che si lasciano trasportare.Però questa è teoria.La poesia è irrazionale.L'irrazionalità può essere teorizzata?No.Però ci proviamo direte voi.Ovviamente.Tutti provano a cercare regole dove regole non ce ne sono.

venerdì 8 giugno 2012

Il mio affetto contorto

Se ci penso bene mi rendo conto che io ho un modo di manifestare affetto decisamente distorto e malato.Mettiamo in chiaro le cose:questo non è un post sul sadomaso o su qualche strana forma di feticismo,perciò non cominciate a galoppare con l'immaginazione e a chiudere a chiave la porta di camera vostra per non farvi vedere da nessuno mentre leggerete questa roba perché,fidatevi,la leggereste,anzi forse sareste più spinti a leggerla se parlassi di robe del genere.Torniamo alla mia insulsa e fino ad ora priva di senso esistenza.
Dicevo che io ho un modo tutto mio,a dir poco contorto e sadico,di voler bene alle persone.Potenzialmente sarei anche una persona superaffettuosa e gentile ed altri aggettivi che probabilmente renderebbero la mia persona più splendida di quanto non lo sia già adesso,tanto perché un po' d'autostima non guasta mai di questi tempi..Insomma di solito le cose vanno a finire in questo modo:voglio bene a qualcuno ma non riesco a dimostrarglielo in modo "canonico",il che probabilmente è riconducibile alla mia cronica ed ineguagliabile timidezza.Va quindi a finire che spesso l'unico modo con cui riesco ad attirare l'attenzione è:rompere i coglioni.Ma,badate bene,questo accade in qualsiasi contesto:dagli affetti familiari,all''amicizia e,soprattutto,agli "amori",altrimenti definibili come quelle poche sante che ho incontrato fino ad ora,che ci tenevano veramente a me perché si vedeva da lontano ma io oltre che coglione sono pure cieco..
A detta di mia madre "ho certe uscite improvvise come i dolori del parto".Di fatto divento fastidioso,angosciante,concentro le mie frustrazioni/rabbia sulla povera malcapitata,così spesso e volentieri finisco per rompere i coglioni ed ottenere effetti contrari rispetto a quello che cerco di ottenere..
Quindi,che dire,questo post non può di certo spiegare in modo minimamente esaustivo la mia contorta psiche;se tuttavia potesse servire anche solo a farmi perdonare da quelle 2-3 persone che ad un certo punto hanno preso la decisione di prendere l'uscita più vicina e percorrere altre vie meno trafficate,beh se servisse solo a questo già sarebbe un grande passo in avanti.In fondo,almeno ci spero,alcune di queste persone staranno percorrendo delle parallele,e chi lo dice che tra 10 o 50km non ci possa essere uno svincolo obbligato..

giovedì 7 giugno 2012

2080

Non sono mai stato dell'idea che esista una filosofia di vita giusta ed una sbagliata.Piuttosto sono convinto dell'esistenza di filosofie di vita "che funzionano" e di altre che invece non funzionano.La mia non funziona.
Guardando su youtube un video di un tizio che non si lascia crescere la barba per un anno ho scoperto una canzone abbastanza carina:2080 degli Yeasayer,il resto del cd che,incuriosito,ho scaricato su torrent si è rivelato essere abbastanza una cagata,ma questa canzone mi piace un sacco ed è tutto il giorno che la sento a ripetizione http://www.youtube.com/watch?v=HQcwJSDP1gg&feature=related 
Però solo a pensare che sicuramente nel 2080 non farò più parte degli abitanti di questa terra mi  si appiccica addosso un senso di angoscia e al tempo stesso di fretta:ho solo 19 anni ma sento che ancora non ho concluso una mazza.In effetti più che una sensazione è una certezza.
Vorrei essere "campione" in qualcosa,ma se non mi do una mossa finirò per diventare solamente il campione dei coglioni,titolo al quale già potenzialmente potrei aspirare.
Poi però prima di salvare questa roba e pubblicarla ho riletto l'ultima frase e ho pensato che in effetti a 19 anni non puoi essere,puoi solo diventare.
Quante volte insoddisfatti di quello che siamo nel presente finiamo per dire cose come "tra 10 anni sarò.." o "tra un paio di anni farò..".Certo,la vita alla fine non è mai come te la immagini,però comunque..
Comunque mi rendo conto che ha senso fino a un certo punto pianificare la propria vita ed essere sicuri di tutto,anzi è abbastanza da cazzoni essere sicuri in certe cose,come chi è sicuro che si sposerà a 30 anni,chi è sicuro che farà quella cosa,chi è sicuro di non essere sicuro..
Chi lo sa come sarà il 2080.Di certo prima del 2080 avrò fatto un sacco di cose,ma alla fine non sono sicuro neanche di questo.

domenica 3 giugno 2012

Tisane/Infusi piuttosto bollenti

Quando me ne sto in cucina la sera,prima di andare a dormire,preparo di solito qualcosa di caldo:tisane comprate,tisane fatte in casa,tisane di qua tisane di là e poi invece che dormire passi intere notti a pisciare(ma le tisane le avevi prese per prendere sonno meglio in teoria).Stasera mi ero preparato una bella bevanda calda di quelle che ti 'sturdanu comu i gadini' come direbbe nonna Italia giù in Calabria.Non sto troppo a dilungarmi in tecniche e metodi su come preparare un buon decotto perché non sono neanche un grande esperto in realtà,però ogni volta che passo il tempo in cucina capita di non trovare quella cosa al posto giusto oppure quell'altra che pensavi ci fosse ma che in realtà è finita.E il miele?-Sta lì nel cassetto!-Veramente non lo volevo dire ma è finito da un pezzo.Ci sono pure quei momenti in cui ti prepari il caffè e non riesci a capire,per via di quei cambiamenti fatti all'ultimo,quale sia il contenitore dello zucchero e quale quello del sale,certo puoi farci sprofondare dentro un dito e vedere che ne esce fuori ma non è il massimo.Ci sono quindi quelle volte che me ne sto per i fatti miei sognando ad occhi aperti:riesco già a vedere i vasetti in fila per la marmellata,il contenitore per lo zucchero a forma di casetta col tetto rosso e quel quadratone gigante con scritto sopra in neretto SALE;e poi le moke,piccole,medie,grandi,giganti,l'odore del caffè che si diffonde nell'aria la mattina e mia moglie che me lo porta al letto con il solito biscotto accanto che metà mordo e metà inzuppo,e il bacio del buongiorno e poi..
Di solito poi basta un attimo per svegliarmi di botto,il pentolino bolle e allora vado a prendermi una tazza.Aspetterò che tutto si freddi sperando poi di ritornare al caffè della mattina nei miei sogni.