Un motivo orientale risuona nella mia mente nell'istante in cui prendo coscienza del mio ennesimo tentativo fallito di riprendere sonno.L'ondes martinot si tramuta allora in una stridula eco di sottofondo che quasi pare l'urlo straziante di una donna.A seguire tutta la metamorfosi degli strumenti a fiato:allora i flauti s'intrecciano indissolubilmente ai clarinetti e un nodo mi giunge alla gola;tamburi che alla mia mente appaiono mortai e suoni d'oboe che,se riascoltati con attenzione,sembrano allora sirene d'allarme.Forse ho paura di non riuscire mai più ad ascoltare alcun suono,né di riuscire a sopportarne il vago ricordo.
Forse cadrà una bomba sulla città:stanotte,o domani.E' solo questione di attimi,mentre vedo dei bambini che corrono via,dietro a grossi cumuli di macerie.Corro anch'io:li seguo dapprima divertito,eppure non capisco questo mio sentimento così fuori luogo,provato in un luogo di tale desolazione.Non riesco bene a capire dove sono,ma forse anch'io ho paura e non lo do molto a vedere per via del carattere.Assad mi chiama per nome e mi dice di seguirlo,ma anche di fare in fretta:non capisco come fa a riconoscermi eppure lo seguo,convinto che mi porterà via di qui.Non riesco più a vedere la sua veste bianca nonostante sia una notte di luna piena,ma sento bene lo sfregarsi ritmico dei suoi sandali contro i resti delle macerie sgretolate a terra impastate con granuli di sabbia e cocci d'ogni sorta,e dalla cadenza sembra che stia correndo anche lui.Non lo vedo:non vedo più e mi assalgono l'angoscia e il timore d'essermi perso.Comincio anch'io a correre:mi muovo alla cieca,scatto in avanti dove il rumore sembra farsi più forte e poi torno indietro,titubante e incerto,com'ero sempre stato.Non riesco a distinguere più nulla ed anche i suoni che sembravano più aggressivi e forti ora mi giungono solo come delle eco lontane.Non riesco neppure più a sentire i miei passi che pochi secondi fa rimbombavano come tonfi,tanto che addirittura ora mi sembra di camminare su qualcosa di morbido:una soffice gomma,non saprei come meglio descrivervela.Mi guardo nuovamente intorno anche se ormai non riesco che a scorgere qualche luce fioca che a tratti s'interrompe,e allora forse capisco che si è fulminato un lampione o è un'altra esplosione,ma in fondo poco importa,perché quello che non sai non può in alcun modo farti del male.Eppure qualcosa sta cambiando in me:capisco che qualcosa non sta andando come dovrebbe andare.Lo avverto dagli odori che la mia natura mi consente ancora di percepire,così come dal tatto:la mia mano sfiora quasi involontariamente una coscia e si bagna:un odore come quello non l'avevo mai sentito:era sangue,il mio sangue.Non capii bene come avevo fatto allora ad arrivare fin là senza essermene accorto:se avessi avuto gli occhi per vedere immagino avrei visto la mia gamba sanguinante,e qualcosa che doveva essere forse un ramo dell'arteria femorale pulsare vivo.Pensai allora per un istante a quanto c'è di prezioso nella vita:non nella mia vita,che in quel momento era appesa a un filo,ma nella vita stessa.Tante cose mi passarono per la mente in quei minuti che parvero ore,o forse si trattò solamente di attimi,come la convinzione che ormai ero spacciato e che Assad mi aveva abbandonato:non avrebbe potuto fare altrimenti perché avrei rallentato la sua fuga e anche quella degli altri:non ricordo di preciso quanti fossimo,ma in ogni caso non avrei potuto escludere che avessero colpito anche lui e che anche lui in questo momento fosse in una situazione identica alla mia o chissà,forse anche peggio.Allora provai un forte senso di colpa al solo pensiero di tutto questo,perché un amico,un essere umano,non si abbandona mai,nemmeno in guerra,soprattutto se ha bisogno di aiuto.Il pensiero che Assad potesse essere rimasto ferito e che avrebbe potuto avere bisogno di un mio aiuto mi diede alllora nuove forze che mai avrei creduto di possedere.Così mi risvegliai da quel torpore che capivo essere dovuto all'enorme perdita di sangue.Mi strappai di dosso la veste bianca,pura,che copriva il mio corpo,e la allacciai come meglio riuscii attorno alla coscia,più fiducioso che sicuro che avrebbe funzionato,o che quantomeno mi avrebbe fatto guadagnare ancora del tempo,tempo che definire prezioso sarebbe stato troppo poco.Mi toccai in volto per sollevarmi i capelli,scuri come la notte in quel momento,ma non sentii la mano che li sfiorava.Tentai diverse volte,imitando nuovamente il gesto:inutile dire che anche tutto questo si rivelò fallimentare.Provai a darmi uno schiaffo per vedere se sentivo dolore,ma per quanto potessero essere poche le forze e per quanta adrenalina avessi in corpo,o forse per qualcosa che in quel momento mi sfuggiva e che tutt'ora non riesco ad afferrare,non sentii nulla.Avevo perso così anche il tatto.Provai un enorme senso di vuoto e disperazione:per me,per Assad,per la mia terra sfigurata dalla guerra,per tutte le terre,e i mari,e i cieli che subiscono i supplizi e le insensate collere dell'uomo.Provai rabbia e disperazione allo stesso tempo:avrei giurato di aver sentito delle lacrime scendere dai miei occhi,percorrere i solchi del mio viso scavati dalla fame e dalla povertà e giungere fino alle mie labbra inumidendole per un attimo.Potrei giurare ora,qui,davanti a tutti voi,di aver sentito il sapore di quelle lacrime:un sapore amaro,di rassegnazione,un sapore doloroso.Pensai in quel momento che molto probabilmente sarebbe stato l'ultimo sapore che avrei mai sentito in questa vita,e provai allora un'immensa malinconia:una malinconia mista ai rimpianti e alla sfortuna di essere nato nel posto sbagliato nel momento sbagliato.Forse andò proprio così,ma non ricordo bene.
Ora sono qui,in questo caldo letto d'ospedale,e voi tutti mi state attorno,tutti accanto:mi togliete il respiro e mi assillate con le vostre domande stupide,i vostri microfoni.Volete sapere chi sono,della mia storia,mi domandate del mio popolo che soffre ma tu,umanità che tutto sa e tutto pensa ed ogni cosa giudica e condanna,te ne stai qui a guardare e ad aspettare come un gelido giocatore di scacchi che qualcuno faccia la prossima mossa,oppure che a qualcun altro tocchi in sorte quello che è toccato a me.Volete davvero sapere,così come mi avete domandato dall'alto della vostra ridicola e sadica curiosità,cos'è che davvero mi ha tolto la guerra e che mi manca più d'ogni altra cosa al mondo.Vorrete forse sentire risposte come la pace e la serenità,la famiglia,la mia casa,i miei sogni e il mio futuro,i miei fratelli ed i miei amici,Assad,i miei amori,la mia fede in Dio e tutto ciò che c'è su questa bella terra,ma io non vi dirò questo.
La guerra mi ha strappato via,uno ad uno,tutti i sensi.
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